martedì, 27 novembre 2007, ore 06:38



Rieccomi qua dopo un trittico mangereccio notevole. Posso già dirvi che i nippici magnano come e più di noi ed è un luogo comune quello che la cucina giapponese sia sciatta e leggera. Dipende. O meglo, l’immagine che abbiamo dai ristoranti giapponesi in europa e in Italia è del tutto fuorviante. Ma andiamo con ordine. Ci eravamo lasciati all’arrivo all’appartamentino. Vorrei descrivervelo bene perché secondo me è notevole come organizzazione e comodità quindi rimando la cosa di qualche giorno perché devo fare un bel po’ di foto. Comunque il primo giorno è stato di puro relax, felici di esseci ritrovati, abbiamo parlato di parecchie cose e samo stati insieme per conto nostro. Io di jet-lag nemmeno l’ombra, mi sentivo come se mi fossi fatto mezz’ora di treno. Per chi dovesse andare in Giappone, prendete la Finnair che è una compagnia con i fiocchi.

Il giorno dopo, lei di buon’ora arriva, mi prepara la colazione e il principe (me medesimo) coccolato da far schifo si alza e si va in giro per la zona perché voleva che conoscessi un po’ i luoghi. E mi pare giusto. Appena uscito dal Leopalace dove ho l’appartamentino, si apre un panorama da anime giapponese. Sappiate che nei cartoni non si sono inventati niente, è tutto come vedete lì (almeno qui in periferia/provincia): casette monofamiliari che sembrano di plastica per come sono carucce (ne fotograferò alcune presto), muretti con sporadici cancelletti con all’interno alberi che sembrano grossi bonsai e stradine piccole su cui spuntano ovunque come funghi i pali della luce, pieni di fili, alti. Tutto strapulito, tutto sembra finto: non c’è un buco nelle strade nemmeno a pagarlo, le strisce sono ovunque nuove e perfette. Mah. Si guida a sinistra come in Inghilterra ma qua nessuno corre, semafori e scritte ovunque. Forte. In giro troviamo un po’ di tutto: un grosso centro commerciale, chiamato “Jusco” dove mi dice lavori la sorella, altri ipermercati, una bella libreria/videoteca che secondo me un otaku ci morirebbe dentro per l’eccitazione per quanto era piena e poi innumerevoli ristorantini giapponesi. La sera poi ne abbiamo provato uno e abbiamo mangiato okonomiyaki e yakisoba. Uno spettacolo.
Il giorno seguente sono stato invitato a casa di Aki e verso le 9 è passata, io avevo messo il vestito buono (mondezzamente ero un figurino) abbiamo preso il tram, poi un piccolo bus. A proposito del bus (peraltro tutto particolare) non ho capito bene perché la gente buttasse i soldi in una specie di cestino di plastica, ma vabbè. Comunque anche questo bus nuovissimo e strapulito. La zona sembra molto bella e elegante: ovunque casette con maxi-bonsai nel minigiardinetto di 10 metri davanti l’uscio, spesso tetti a chiesa con timpani asiatici. Bel posto.
Ci fermiamo in un lungo rettilineo e si prosegue a piedi fino a casa sua. Arrivati, leggo sul lato sinistro del cancelletto il suo cognome: la casa è bella, su due piani, un misto tra il coloniale e il giapponese. 3 scalini, cancelletto basso, molto carino, piccolo pianerottolo, altri due scalini e inizia un vialetto a L che gira verso sinistra dove si apre l’uscio di casa.
Io mi fermo al pianerottolo e attendo, Aki corre alla porta, si sente la voce agitata ma allegra della madre, concitazione, escono, una simpatica signora mi chiede di entrare. Entro.
All’entrata, tolte le scarpe nell’apposita zona di rispetto, vedo una scala che va di sopra, un corridoio che va in fondo e due porte laterali. Compare il padre ci scambiamo molti saluti. A prima vista proprio due genitori simpatici, il padre tralaltro anche abbastanza alto e ben messo. Meglio evitare casini eheheh Scherzo.
Entriamo nella stanza a sinistra, una sorta di salone molto bello, con un angolo pieno di lettori e elettronica varia e un bel tv enorme. Di fronte una vetrina con migliaia di DVD/CD, roba da non credere. Le prime chiacchiere sono estremamente cordiali. Mi fanno vedere tante foto, io non nascondo di essermi sentito teso, poi tira fuori anche un bel depliant dell’aeroporto di Osaka e mi spiega che lui ha lavorato in quell’opera enorme e che è stato probabilmente il culmine della sua carriera lavorativa. Vocione burbero e robusto ma cordialità molto signorile. Da lì passiamo alla stanza di fronte, una cucina in cui il lato destro, dominato da una ampia finestrona, era dedicato a lui, un grosso pc con megamonitor VAIO e stampanti e altre cose, grossa Tv ecc ecc. Che casa particolare…
La madre, più minuta, simpatica e molto dolce era piuttosto timida e correva qua e là a preparare tè e qualcos’altro. I regali sono stati molto apprezzati. Il pranzo seguente è stato molto divertente, il padre si è rivelato fine conoscitore di opera e grande appassionato di cibi, per cui a voglia di parlare. Nel pomeriggio sono salito sopra nella stanza di Aki e ho chiamato casa. La sua stanza è molto grande e tradizonale, 8 tatami e mezzo circa, finestre giapponesi, tipo shoji, il portatile sul tavolo e poi tutta una serie di cose comuni a tutte le donne del pianeta, tanti cd e mi fa vedere centinai di sue foto. Bello vederla all’asilo, a scuola con le uniformi. Abbiamo riso parecchio. La sera abbiamo cenato in una atmosfera molto allegra. Il padre visto che parlicchiavo bene si è divertito e a fine serata si era creata persino parecchia confidenza. Mi riaccompagna a casa.
Il 22 novembre a sorpresa è venuto uno zio di Aki assieme alla moglie, sorella del padre di Aki. Loro abitano a due passi dal castello di Himeji e così, avendo probabilmente parlato col padre di Aki, si erano detti entusiasti di portarmi a visitare Kyoto. Meno male che avevo comprato qualche regalo d’emergenza. In macchina aria allegra, erano due signori davvero cordiali che tralatro occorre dire, hanno pagato tutto loro (e io un po’ mi sono vergognato per tanta gentilezza). Le strade sono piene di auto, l’indomani è festa e inoltre questo è il miglior momento per visitare Kyoto visto che i colori dell’autunno le conferiscono un fascino particolare. Arriviamo in auto dopo un bel po’ ed entriamo dalla porta sul lato del mercato. Lì ho potuto vedere tante bancarelle e si respirava un’aria da antico mercato orientale motlo particolare, da film. Ho potuto filmare qualcosa tra cui l’abilità di un paio di pasticcieri che preparavano dolci con l’anko, i fagioli rossi dolci.
Finito il mercato ci siamo avvicinati alla zona del Toji, la torre a cinque falde ---> VEDI QUI
Prima di arrivare lì però sono entrato in un tempio poiché il caso ha voluto che proprio mentre passassimo entrassero i bonzi per una cerimonia in onore di un guerriero non ben identificato. L’interno era pieno di statue angoscianti e si respirava un’aria tetra. I canti dei bonzi di certo non aiutavano e a un certo punto non ho visto l’ora di scappare. Aki era del mio stesso avviso e ce ne siamo tornati al sole verso il Toji. Il parco era bellissimo, con lo stagno, i vialetti circondati da alberi ormai rossi. Quel mattino era pieno di scolaresche per cui si vedevano ovunque anche studenti in uniforme. Un bello scorcio di Giappone.
Usciamo e la zia ci offre delle patate dolci. Torniamo all’auto e ci dirigiamo verso il Kinkaku-ji, strepitoso. Poi la zona del Kyomizudera, un luogo bellissimo da cui si godono vedute strepitose e dove ho potuto vedere anche diverse maiko nei tipici kimono. Qui abbiamo mangiato in un ristorantino tipico: tofu (per il quale Kyoto è famosa), tenpura e altre pietanze davvero ottime. Da lì, siamo poi andati nel posto che a me è piaciuto di più: il Sanzenin Temple. Un luogo tra le montagne e i boschi dove tutto sembra essersi fermato, pieno di ruscelli, alberi, viali e incantevoli palazzi e templi antichi.
Allego a questo proposito opportune foto:
Foto 1
Foto 2
Foto 3
Foto 4
Foto 5
Foto 6
Foto 7
Foto 8
Vorrei soffermarmi sulla Foto 7. Magari quando vi dico che qua tutto sembra di plastica, può sembravi che esagero o che vedo le cose con l'occhio di chi è appena arrivato e magari non ha la giusta misura delle cose. Ebbene, in quella foto potete vedere con i vostri occhi come due netturbini locali (che sono ovunque ma non si vedono ed escono come uccelli rapaci al momento opportuno) qui ramazzino persino nei fiumi. Sembra l'Italia eh...
Al ritorno era ormai sera, un traffico pazzesco e io avevo un sonno tremendo per cui sono crollato. Abbiamo cenato da Aki e gli ho promesso che il sabato (il 24) avrei cucinato per loro. Entusiasmo. Il 23 l'ho trascorso a fare la spesa ed è stato parecchio divertente, avevo già in mente un menù con le cose per me più "fattibili" vista la difficoltà nel reperire gli ingredienti nostrani e soprattutto il costo che hanno da queste parti. A questo proposito per trovare del prezzemolo fresco sono andato fino a Osaka. A questo poposito di primo mattino sono finalmente riuscito a cambiare gli euro che avevo, finalmente. Qui Aki aveva un altro zio medico e mi sono pure fatto misurare la vista da piccione che ho. Da sempre porto infatti gli occhiali o le lentine. Questa clinica si trovava vicino la stazione centrale di Osaka, in un palazzo elegantissimo e enorme. Siamo andati al 7° piano ed è stato davvero uno spasso farsi  un giro lì dentro. Mi sarò sottoposto almeno a una quindicina di esami molto veloci e mi hanno datto un responso curioso. Di fatto sono un caso raro perché a quanto pare i miei occhi sono sanissimi (cioè non cambiano gradazione) e sono così da sempre e sono esattamente uguali -5.25 e senza astigmatismi o altro (e questo in presenza di miopie di questo tipo è pressocché un'assurdità). Ad ogni modo è stata una esperienza divertente.
Di ritorno dal superstore dove ho preso il prezzemolo e il mascarpone siamo andati in un superstore enorme di elettronica, un paradiso! Lì ho comprato un paio di casse per il mio notebook a un prezzo ridicolo. Usciti da lì siamo andati a cenare in un ristorantino nei pressi della stazione. Ho mangiato una sorta di enorme frittata a forma di calzone, ripiena di riso rosso e con un controno di formaggio fondente, gamberi, funghi e altre cose. Uno spettacolo per circa 7-8 euro. Tornati a casa, mi son preparato un bel tiramisù (fatto tuttavia con biscotti giapponesi al posto dei nostrani pavesini e con il cacao al posto dello schifiderrimo caffè acquoso americazzo che hanno qua) e un pentolone di ragù che da quanto è venuto spettacoloso mi sono commosso. Ok, volete la ricetta dello zio Falco? Forza, scrivete:
Sedano, cipolla, carote, funghi. Tagliate tutto finissimo. Olio d'oliva in una pentola, fate rosolare le verdure, appena pronte mettete la carne tritata. Tocco artistico: prendete carni miste, mezzo chilo di vitello, un quarto di maiale e un quarto di pollo. Apprena la carne si imbrunisce via co un po' di vino rosso e aggiungete la passata di pomodoro, sale e zucchero. Poi mi dite com'è.
L'indomani sono poi andato da Aki, ospiti gli zii che ci avevano portati a Kyoto. Nel pomeriggio comincio a cucinare. Come antipasti pancarrè sottiletta, maionese, tonno, pomodorino e oliva. Poi bruschetta sicula con olio, aglio, pomodoro fresco, l'origano di casa mia sul pane ben tostato e infine una coppa di gamberetti lessi con salsa rosa.
Come primo un bel piatto di ravioloni ricotta e spinaci (portati da casa) con il ragù suddetto e parmigiano. Come secondo sogliole fritte, polpo lesso, olio, prezzemolo e limone e gli arancini col ragù alla siciliana. Dessert il tiramisù. Digestivo limoncello o amaro Averna. E beh signori, è stato un successone! Via di foto:
Foto 9
Foto 10
La sera poi sono riuscito a parlare con casa e ho saputo che il papozzo ha cominciato i lavori per la casa nuova. Ma quanto gli voglio bene ai miei >.<
La domenica mattina siamo andati a messa: Ebbene, la famiglia di Aki è cristiana e così sono andato a vedermil messa giapponese. Bella, mi son messo a cantare con loro e mi hanno accolto con una allegria e una felicità che non saprei come descrivere.
La chiesetta sta dentro un asilo e c'erano una trentina di persone. Hanno voluto che mi presentassi ai microfoni e poi abbiamo preso tè e dolci. In molti hanno incitato me ed Aki a casa loro e se potevo tornare domenica prossima, ma ora non so francamente...
Nel pomeriggio ero a casa di Aki e a sorpresa sono arrivate tre persone della chiesa con un sacco di roba da mangiare ed è cominciata una specie di festa in cui mi son dovuto perfino impovvisare novello Calaf ed intonare il Nessun Dorma ahahah
pomeriggio di risate con la sorella di Aki e consorte che nel frattempo erano piombati festosi e lui che sbrodolava per la maglia di Trezeguet che gli avevo portato. La sera siamo stati a casa loro (peraltro mooolto bella!) e Don chan (il nomignolo di lui) mi ha fatto provare le sue miravolanti macchine del benessere: una micidiale quanto diabolica macchina per il massaggio di piedi e gambe e un lettino per la schiena. Il secondo può andare ma il primo... oh mio dio... Cioè lui diceva: "Dopo ti sentirai le gambe rilassatissime!" e io con quella macchina che m'azzannava e comprimeva pensavo: " E grazie al cazzo, appena me la tolgo mi sentirò meglio già solo per quello!!!"
La sera siamo usciti io Aki e loro e siamo andati in un ristorante dove potevi acchiappare al volo quello che ti piaceva. E' stata una serata molto allegra e loro due sono eccezionali per simpatia e affettuosità.
Foto 11
Foto 12
Ieri mi sono alzato (come oggi) quasi a mezzogiorno.Vergognoso al massimo. Aki era arrivata e aveva già sistemato tutto da ore e mi aspettava come sempre una bella colazione. Riguardo a lei non ne parlo molto perché mi imbarazza, ma avere accanto una donna sempre dolce, con un bel sorriso e che ti adora incondizionatamente non è cosa a cui ero abituato. Non so, sono certo che anche qui esistono stronze e zoccole ma quelle calme hanno uno stile e una grazia che trasuda fascino. Molte volte la vedo quasi infantile, ma sempre molto aggraziata e femminile.
Nel pomeriggio ci siamo visti tre puntate di uno dei drama che ho nel notebook: Kekkon Dekinai Otoko e ci siamo fatti quattro risate. Nel tardo pomeriggio siamo andati a zonzo per la zona e poi di sera siamo andati al centro commerciale dove lavora la sorella. Lei lavora in una bella pasticceria del centro commerciale, simpaticissima. Ci ha fatto prendere tutto quello che volevamo e ci ha deto che voleva cenare con noi di nuovo e magari venire con noi anche in alcuni dei viaggetti che presto faremo. Con piacere direi! Dopo il lavoro è arrivato anche lui a prenderla e siamo andati in un ristorante dove abbiamo mangiato yakiniku arrostendolo nel barbecue a centro tavola e altre cose clamorosamente buone. E altro che roba sciatta, gusti tosti, talora piccanti e parecchio decisi.
Oggi mi sono alzato di nuovo tardi, dopo la colazone mi son messo a scrivere questo blog. Lei dormicchia nel futon come un gatto. Tra poco andremo di nuovo al centro commerciale dove ci sono delle offerte e vorrei fare la spesa perché vorrei cucinare di nuovo. Probabilmente anche stasera andremo a cena con Yukari e Donchan.
E' appena trascorsa una settimana ma ho già vissuto tante cose. Sono proprio fortunato. Vorrei aggiungere un'ultima cosa: in questi pochi giorni ho potuto riscontrare in tutte le persone che ho conosciuto una gentilezza e una educazione di rara bellezza. Avranno anche loro i loro difetti e i loro casini ma a livello di rispetto non hanno pari sia nei confronti delle persone che delle cose. Sono ammirato.
Prometto che la prossima volta sarò più breve ma ho dovuto riassumere una settimana intera. Pardon!
Un abbraccio a chi mi vuole bene. Un pensiero alla mia famiglia. Ciao! :)


Falco78
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sabato, 24 novembre 2007, ore 03:56

Dopo i magic moments, lei guarda i bagagli e allibita mi fa: quanto hai pagato per questa camionata di roba?? Io: niente. Lei: Impossibile! Io: Possibile, possibile… (ghigno). Lei ridendo perplessa, lascia perdere. Usciti dall’aeroporto ci attendeva un bel bus per Sannomiya, il centro di Kobe. Durante il viaggio le sensazioni di sempre, lei allegra, serena, si scherza. Tutto intorno è diverso, ovunque palazzi, fabbriche, un porto senza fine, ponti, tralicci ovunque. Catapultato in un ambiente iperurbanizzato che strideva con la mia realtà d’origine e il mondo dove sono cresciuto, fatti di paesini, campagna, alberi e case basse e talora distanti tra loro. A Sannomiya dopo una breve scarpinata andiamo ai treni e noto subito i gate di entrata, niente sbarre, tutti hanno il biglietto. Solo ieri ho avuto la faccia da culo di chiedere ad Aki come fanno a capire se uno passa senza biglietto se non ci soo sbarre. A quanto pare ci sono delle fotocellule e ti fanno passare però poi ti inchiappettano con calma e col sorriso. In effetti per certe cose le sbarre sono inutili orpelli, meglio la sana umiliazione di venirti ad acchiappare davanti a tutti. Geniale, eh? Probabilmente così facendo nessuno si sogna di fare figure di merda e dunque comprano tutti il biglietto. Confesso cmq che se non avessi avuto una spiegazione così esauriente un passaggetto aggratisse l’avrei fatto. Eheheh Ok, mi è andata bene. :D
Prima impressione dei treni locali: sono una sorta di tram, però pulitissimi seppur non nuovi. Ieri sera tornando mi ha colpito un vetro di una porta intermedia, sembrava non esserci da quanto era pulito e questo dopo una giornata di via vai di gente. Più che senso civico mi sembra il tripudio alla precisione nel rispetto della cosa pubblica. Paro paro l’Italia…
In compenso ho avuto la conferma definitiva che i giapponesi sono un popolo di morti di sonno: dormono ovunque, in piedi, seduti, con la testa penzoloni in avanti, dove gli pare. Hanno l’interruttore on/off. Al che vedendo qualche poveretto in posizioni improponibili rischiare cervicali e strappi, ieri impietosito ho lasciato il mio modulo personale nella cassetta dei consigli per migliorare i servizi. Ho proposto l’inserimento di opportuni “cuscini da treno per morti di sonno”, magari facendoli penzolare accanto agli anelli per reggersi, oppure creando concilianti cassettine con morbido coscino da prelevare all’occorrenza (cioè sempre). Spero mi ascoltino, sarebbe un successo clamoroso. Tuttavia mi sono chiesto come mai, prima che arrivasse il messia (ovvero me medesimo) a proporre la svolta epocale, i medesimi non si portino già adesso i cuscini da casa… Misteri insoluti…
Ma chiudiamo la parentesi treni e torniamo alla cronaca dei fatti. Uscendo pian piano da Kobe inizia la periferia, sconfinata, enorme, case ovunque, molte belle con caratteristici tetti in mattoni neri e fronti a timpano asiatiche. La cosa che più salta all’occhio è che rispetto ai nostri paesaggi urbani qui ci sono tralicci per elettricità e telefono praticamente ovunque, in mezzo alle case, agli incroci, in qualsiasi posto. Probabilmente perché con i terremoti che hanno mettere cavi sottoterra e vederseli strappare causerebbe rosari di bestemmie per le successive riparazioni, e anche perché in aria ho notato che i fili li tengono abbastanza “mosci” magari proprio per lasciargli gioco in caso di movimenti. Sono mie ipotesi ma penso siano i veri motivi di queste soluzioni alquanto discutibili. Si esce dalla periferia ma di fatto non c’è campagna, ancora case, se c’è un piano ci sono case o aziende. Solo nei valloni o nelle pareti scosese rimangono bambù e altra vegetazione dai colori ormai autunnali.
Un’ora di treno e siamo arrivati alla fermata di Oomura, dove ho affittato l’appartamentino. 

Qualcuno chiedeva foto, ne metto due al volo:

Foto 1

Foto 2

[CONTINUA]

Falco78
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venerdì, 23 novembre 2007, ore 04:38

Rieccomi qua. Voi dormite ma qua è praticamente ora di pranzo anche se il pranzo qui si fa a colazione. Ma vabbè, continuiamo la storia ieri interrotta.

Eravamo rimasti all’aereo MD-11 verso Osaka. Partenza tranquilla da una Helsinki innevata e notturna nonostante fosse pomeriggio e le uniche cose interessanti erano la coperta, le cuffie per ascoltare musica tra i 20 canali disponibili per tutti i gusti e una hostess nipponica assolutamente pregevole e che botta di culo ha voluto avrebbe servito la mia fila. Buona consolazione per i due rincoglioniti che mi erano capitati accanto. Ad ogni modo tiro avanti l’orologio di 8 ore per sistemarmi col fuso e vedo che è mezzanotte in giappone e così tra la stanchezza tra la cena servita quasi subito e la musica classica in cuffia mi addormento quasi subito. Mi sveglio dopo 5 ore buone e tutti dormono, luci basse e un film nipponico che dopo una mezzoretta mi è risultato di una oscenità clamorosa, mai visto qualocsa di più stucchevole. Tiè, segnatevi il titolo e se volete farvi del male è perfetto: Tenshi no Tamago (Angel’s Egg o L’uovo dell’Angelo). Come direbbero a Roma: teribbile. Ad ogni modo non riprendo più sonno ma in compenso dal finestrino riesco a godermi un cielo stellato clamoroso con la costellazione d Orione e quella del Cane Maggiore che sembravano uscire da un cielo nerissimo, una Sirio abbagliante e in basso, al limite dell’orizzonte un’altra stella che dalla Sicilia non avevo mai visto, Canopo dell’Eridano. Sublime. Poco dopo, tra un tè della solita hostess e qualche sinfonia inizia l’alba che da lassù, a quasi 13.000 metri, con una fittissima coltre di nubi sotto, è apparsa con colori tenui prima e accesissimi poco dopo. In quell’istante i monitor tecnici, mostrati anche ai passeggeri indicavano che ci trovavamo sulle montagne di Ulan Bator. Poche ore e avremmo terminato la traversata dell’Asia. L’arrivo tuttavia non è stato tranquillo perché al risveglio dei più, tra i tre passeggeri nipponici dei sedili proprio posteriori al mio c’è trambusto. Sento voci allarmate: “Daijoubu? Daijoubu??”. Mi giro per vedere che succede e praticamente una ragazza era collassata e il fidanzato e un’altra passeggera erano parecchio agitati. Via con le hostess che accorrono, bombola di ossigeno e procedure di soccorso varie. Un assistente va dai piloti e si procede più spediti verso la meta. Ad ogni modo, dopo un po’ la poveretta si è ripresa ma la cosa è stata anche parecchio angosciante. Nel contempo cominciavo a rompermi i coglioni anch’io ma inalmente siamo in Giappone. Quasi le 10 del mattino, aeroporto dalla vista squalliduccia ma creato sul mare su una piattaforma artificiale unita alla terraferma da un ponte lunghissimo che ha dell’incredibile. Cioè noi per quattro puttanate in Italia ci scanniamo, qua fanno la qualsiasi senza problemi. Già da subito ho la sensazione che sono davvero dall’altra parte del mondo. Si scende e vado al check out, presentazione di un moduletto in cui tra le altre cose mi era chiesto anche il motivo della permanenza (ho scritto turismo e amore) e un gentile agente, mi da il benvenuto. Vado a ritirare il bagaglio che arriva puntualissimo e rapidamente e mi preparo alla battaglia della dogana. Pensavo che tra regali e cose varie sarebbero stati cazzi. Oltretutto gli stranieri eravamo pochissimi, quindi aggirare l’ostacolo era impossibile. Scelgo la via della diplomazia e della gentilezza esagerata. Scelta vincente. Arrivo lì, punto il più giovane e allegro e mentre agli altri facevano aprire tutto, consegno l’altra scheda. Lui legge amore e allegro mi fa qualche domanda in inglese, rispondo in giapponese, chiede se è la prima volta, dico sì. Si illumina. Chiacchierata, poi mi fa: cosa hai nel valigione e in tutto sto macello di valigetta, zaino, marsupi, bottiglie, cappotto ecc ecc? Io penso: porco zio, ora mi si incula uguale. Io candidamente con la faccia da paraculo più esagerata che potevo gli faccio: vestiti, il pc, e beh… qualche regalino per il mio tesoooroo e la famigghia. E’ per fare una buona figura… Lui sempre più allegro mi chiede se ho una foto, zacchete, tiè la foto: “Belli, bravi, auguri!”. Sticazzi penso io. Lui: “Può andare, auguri ancora!”. E vai, cazzo! Esco a cento allora temendo che mi chiamasse un altro della dogana e via, si apre la porta e lei ad attendermi. Bello, lei carinissima nei suoi soliti vestitini da bambolina, abbraccio da film, ebbene sì, è stato un bel momento, parecchio intenso.

Falco78
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giovedì, 22 novembre 2007, ore 02:03

Finalmente sono riuscito ad utilizzare il notebook, visto che le prese di corrente nipponiche sono un bel po' diverse e non avevo il cavo adatto. Aki mi ha dato quello del suo notebook.
RIassunto delle puntate precedenti: ci eravamo lasciati la notte prima della partenza (che assomigliava parecchio alle notti prima degli esami importanti dell'università) con tante sensazioni contrastanti ma davvero da ricordare.
Ebbene, il mattino del 18 sono uscito di casa verso le 4 con i miei che m'hanno accompagnato all'aeroporto di Catania. Due ore davvero serene tra discorsi classici fatti di raccomandazioni e chiarimenti su quello che stanno facendo per me per la casa mentre sarò via.
Comunque giunti a Catania mi sono imbarcato combinato in modo fantozziano. Voglio farvi ridere. Arrivo e cazzeggio con un ragazzo, un certo "Ninni", chitarrista catanese che stava andando a New York (un saluto a lui, simpaticissimo), e nel frattempo che mio padre, autentico comico, nasconde la valigia a mano per non farla vedere al check in, inizia la scena per quella grande da imbarcare: mi presento con giubbino sportivo ma cappotto elegante al braccio, zaino sulla schiena, megamarsupio davanti e un valigione che invece di pesare 20 chili, ne pesa 32. La signorina mi guarda male e io con fare tra il pietoso e il supplice con gli occhioni dolci (ma v'immaginate una faccia da culo come me?) le faccio: "Guardi faccia uno strappetto (minchia 12 kili, chiamalo strappetto), starò via 3 mesi,  se può farmi risparmiare il surplusa, sa com'è i soldi... poi non ho neppure un bagaglio a mano...". Col cazzo, avevo lo zaino che ne pesava 12 e il marsupio nemmeno l'abbiamo pesato. Comunque poi mi sorride e mi fa: E va bene su, per Roma ok, ma stia attento per il volo internazionale, dovrà pagare. Le faccio un sorriso da caimano a 180 denti e via, il papozzo tira fuori la valigia all'imbarco e via. Son passato con 32 spediti e 12 + 14 di valigia nascosta + altro tra marsupio e cappotto. più di 60 chili. Da morire dal ridere. Saluto i miei e si va...Viaggio fino a ROma molto tranquillo e arrivo puntuale. Comincia l'attesa dalle 8 circa alle 11.30, ora del viaggio per Helsinki. Dovevo studiare un nuovo piano per gabbare i controlli, ma stavolta sarebbe stata dura. Ma ecco il colpo di genio: trattandosi di voli per il Giappone ci sarebbero stati i giapponesi no? E allora ritiro subito il valigione da Alitalia e mi apposto al check-in di Finnair in attesa del momento propizio che non tarda ad arrivare: un bel gruppazzo organizzato di giapponesi sfila dinanzi a me, organizzatissimo e fitto. Via, o la va o la spacca: hanno davanti a loro una guida giapponese e un'assistente italiana. Prima fase mi confondo tra loro e attacco bottone, c'erano alcuni ragazzi e dopo qualche minuto in cui ci siamo fatti 4 risate sentendo che parlavo la loro lingua gli piazzo la richiesta oscena: affibbiargli marsupio, zaino e cappotto. I più allegri accettano ridendo: per una volta avrebbero fatto parte di un'imbroglio (piccolo per noi, ma enorme per loro) all'italiana. Nel frattempo l'assistente italiana che evidentemente era qualcuna messa lì per quel giorno dall'agenzia e non conosceva il gruppo mi acchiappa il passaporto e lo mette tra quelli dei giapponesi: valigia non pesata!
E beh sì, sappiate che quando ci sono gruppi giapponesi, puoi far passare di tutto perché si presuppone che siano correttissimi e essendo tanti al check in gli stufa e imbarcano tutto.
Bene, alla fine mi danno i biglietti, riprenderò il valigione a Osaka e mi riapproprio del bagagli a mano e come un emigrato d'altri tempi vado dentro alla zona passeggeri tra gli sguardi di ammirazione dei nuovi amici a cui va il mio grazie sincero. Ma non basta: siccome volevo sembrare ancora più osceno non ho saputo dirmi di no all'acquisto di un po' di roba italiana. Entro in uno shop e prendo una crema notte per Aki, poi in un altro 2 bottiglie di vino siculo (un corvo rosso e un planeta), un amaro averna, un limoncello e una confezione di Baci perugina. Sempre più nomade in trasferimento.
All'imbarco la hostess finlandese mi guarda perplessa, gli altri turbati, ma sostanzialmente si vedeva che non se la sentissero di aprire un dibattito sul come fossi arrivato carico come un asino fino a lì. Il viaggio va benissimo, tra tante chiacchiere con una estone e i nuovi amici del check in. Arrivo alle 3 e mezzo circa, ora locale ed è quasi notte, bufera di neve e poco più di un'ora di coincidenza per l'altro aereo. Nel settore viaggiatori compro ancora una volta qualcosa. Salgo sul nuovo aereo, un bel MD-11 enorme e stavolta eravamo proprio tanti e non m'hanno cagato. Mi trovo accanto una coppia nipponica di semirincoglioniti e capisco da subito che sarà un viaggio all'insegna del sonno.


[PER ADESSO SOSPENDO, DEVO ANDARE AD OSAKA. CONTINUERO' PRESTO.]
Falco78
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sabato, 17 novembre 2007, ore 22:06



L'ora è giunta. Sono quasi le 11 di sera e tra poco andrò a letto. Alle 4 uscirò di casa e inizierà la grande avventura.
Oggi la tensione e l'adrenalina si è sentita. Mi sento un po' frastornato e ho voglia di andare a letto. Essere alla soglia di un viaggio così lungo e anche carico di possibili sviluppi regala un mix di sensazioni davvero notevoli: emozione, curiosità, dubbi, ipotesi e ovviamente la gioia di riabbracciarla. Perché è speciale.
Sono certo che comunque vada sarà qualcosa che non dimenticherò mai e che mi lascerà tanto.
Le valigie sono accanto al letto, il pc, la notte fuori dalla finestra, il freddo, il silenzio. Chissà quanti avranno provato le stesse sensazioni in situazioni simili. Innumerevoli, di certo.
Stanotte mi aggiungerò anch'io.
Bella la vita. La amo anche per questi momenti. Perché in fondo come ogni viaggiatore sono un sognatore.
Akiko, grazie anche per questo oltre che per la tua enorme dolcezza.
Un saluto a tutti voi amici. Siete tanti e sono felice di conoscervi, uno ad uno. Perché penso che chi viene in questo piccolo blog, per scelta nascosto, lo fa perché mi conosce e probabilmente mi vuol bene almeno un po'.
A presto, da migliaia di km di distanza. L'ora è giunta.
Falco78
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