venerdì, 28 dicembre 2007, ore 04:13
Scusate il lungo silenzio ma sono state delle feste natalizie piene di eventi e situazioni (che non mancherò di raccontare) e il tempo e la voglia di scrivere sono stati pari a zero.
Ci eravamo lasciati al racconto dell'ultima giornata del trittico Miyajima - Iwakuni - Hiroshima.
Bene, il 16 dicembre verso le 9 abbiamo lasciato l'hotel di Hiroshima e ci siamo diretti verso la cittadina di Kure dove avremmo visitato il museo della grandiosa quanto sfortunata corazzata Yamato. Giunti alla stazione di Kure abbiamo lasciato i bagagli nelle comode cassette a gettoni e ci siamo diretti verso il museo che si trovava a due passi da lì, nei pressi del porto.
All'arrivo su un'ampia piazzetta ci accoglievano un grosso sommergibile sula destra e di rimpetto l'entrata del museo.
Foto 1
Foto 2
All'entrata abbiamo fatto i biglietti e due simpatiche guide guide ci allungano dei piccoli depliant e rivolgendosi a me dicono in un inglese stentato: Lei è americano? Eccole la versione inglese.
Personalmente a me cambiava poco ma è stata la centesima volta che straniero = americano. E porca paletta, non è che ci sono solo americani in questo mondo. Così stavolta ho osato puntualizzare rispondendo in giapponese: La ringrazio, tuttavia sono italiano e sfortunatamente non godo di grosse simpatie per gli americani. La tipa si è scusata. Ecco, magari la prossima volta che becca uno straniero saprà che esiste anche l'Europa. Akiko e le amiche si sono cappottate dalle risate.
All'arrivo nella sala centrale ci ha accolto un modello in scala 1:10 davvero enorme quanto straordinario che mi ha lasciato ammirato per la bellezza.
Foto 3
All'interno foto e video erano vietati ma il sottoscritto, da buon italiano facendo lo gnorri, si è fotografato un po' tutto. E in effetti visto che i controlli erano zero (si suppone che un giapponese non trasgredisca quindi non servono) anche altri giovani nipponici seguendo il mio buon esempio, prima timidi poi felici, hanno tirato fuori le macchine fotografiche.
Non vi allego le decine di foto dei modelli di tutte le navi nipponiche ovviamente. C'è solo da dire che in tutto questo museo le uniche unità straniere citate con rispetto e con apposite vetrine sono state quelle italiane (non so perché!) e a questo proposito vi allego una foto sul meraviglioso "Lombardia" della celebre compagnia Rubattino. Erano anche presenti la Vittorio Veneto e la Vespucci.
Foto 4
Relativamente alla storia della Yamato siamo poi entrati nelle sale dedicate alle sue caratteristiche tecniche e devo dire che erano impressionanti seppur il progetto soffrisse di limiti di mobilità e praticità evidenti. Lì vicino una sala di audiovisivi che riassumeva le vicende di quella guerra folle e devo confessarvi che vedere le immagni delle atomiche e di quello che ne conseguì ha ribadito per l'ennesima volta che la guerra è sempre una follia completa. Oltre a questo mi sono sentito anche un po' a disagio perché ero l'unico non giapponese in mezzo a diverse decine di nipponici e francamente per qualche istante avrei voluto scritto in fronte "non sono americano". Cioè alla fine saremo una nazione ridicola per mille cose, avremo anche noi le nostre belle e sciagurate imprese, saremo dei mangiapasta e tutto quello che vi pare ma forse è meglio non sentirsi addosso certe responsabilità storiche davvero laceranti.
A questo proposito non capisco come poi gran parte dei giapponesi nutra per gli americani un enorme rispetto e pure ammirazione al punto che proprio a due passi da quel "capolavoro" che è stato Hiroshima si è impiantata una delle basi americane più grandi del mondo.
Akiko mi ha spiegato che questa simpatia non è poi così tanta simpatia e che il discorso è legato sia a questioni economiche (vedi rinascita commerciale ed economica del dopoguerra) sia a fattori di difesa (gli USA in fondo gli parano le ciapet con Corea del Nord e Cina e forse pure la Russia che rompe non poco). Cmq sono discorsi complicati che probabilmente non capisco bene.
Usciti dalle sale della Yamato siamo entrati in quelle dell'aviazione e ho potuto riprendere uno di quegli aerei usati dai kamikaze durante la guerra. A questo proposito in molte sale erano musealizzate tante lettere e tanti fogli di addio. Probabilmente poche volte nella storia così tanta gente fu cosciente di quella che sarebbe stata la loro fine: i piloti dell'aviazione sapevano, i marinai della Yamato, del Musashi e delle altre navi anche. Ognuno sapeva che non si combatteva per tornare, ognuno ha scritto l'addio. Davvero una logica tristissima e per molti versi inconcepibile.
Foto 5
Nei rimanenti piani una sala per bambini e ragazzi dedicata alla scienza nautica e una all'animazione che ha preso spunto dalla Yamato. E qui non poteva mancare Leiji Matsumoto, il padre di Starblazers, Capitan Harlock, Galaxy 999. Proprio Starblazer (Sigla originale - Sigla italiana) era ispirato a questa nave sfortunata, ma anche in molte altre serie i riferimenti sono stati notevoli.
Foto 6
Foto 7
Foto 8
A chiusura di questa visita non mi sento di esprimere giudizi anche perché su certe cose le sensazioni e i pensieri sono tanti e pobabilmente opinabili. Di certo non capisco come si possano spendere così tante risorse, mezzi, intelligenze e purtroppo anche vite in quella che sempre è stata e sarà una follia. Ma so che moti diranno che certe cose sono allo stato attuale inevitabili, sicchè...
Ah, segnalo in chiusura l'esistenza di un bel film, finalmente non americano, per gli appassionati del cinema bellico: Otoko tachi no Yamato (Noi, uomini della Yamato). Personalmente l'ho scaricato anche se non l'ho visto. E' molto nuovo, del 2005, dicono sia fatto bene.
Il ritorno è stato simpatico: siamo saliti su un treno speciale che viaggiava solo sulla linea costiera. Molto elegante negli interni, in legno, con finestrini ad oblò, sedili in pelle rotondi tipo bar, ecc
Seppur lento, per tutto il ritorno abbiamo goduto di bei paesaggi.
Foto 9
Foto 10
Rincasati a tarda sera, notte freddissima, il meritato riposo.
E con questo si chiude anche questa pagina. La prossima volta scriverò del viaggio agli Universal Studios Japan.
Un saluto alla mia bella famiglia e a chi mi vuole bene.
Parentesi sul Natale in Giappone.
Ebbene sì, ho preparato con calma una piccola parentesi sul Natale in Giappone, visto con gli occhi di un non giapponese come me. Posso subito dire che il Natale qui è quantomeno paradossale: a fronte di un 3-4% di cristiani reali il Giappone appare, per l'entusiasmo ed i mezzi profusi a festeggiare la principale festività cristiana, più cristiano dell'Italia.
Sarà che provengo da realtà semplici ma mai visti alberi di Natale così monumentali, negozi e strade così illuminate a festa. E non parlo solo di strutture pubbliche ma anche di case private che per l'esagerazione degli addobbi e delle luci virano sul ridicolo.
Ma ad una analisi più attenta tutto ciò è solo un gioco estetico, un esercizio di abitudine e di piacere fine a se stesso. Il Natale, svuotato del suo significato originario, diviene così un momento in cui aumentare le vendite, come di ritrovarsi con il fidanzato tra i tavoli di un buon ristorante o a mangiare una torta di natale a casa.
A questo proposito vorrei estendere il discorso anche alle chiese: il Giappone è pieno di chiese, farlocche s'intende, in cui si celebrano matrimoni, farlocchi anch'essi, celebrati da preti che preti non sono. Il tutto perché la cerimonia è bella.
I cristiani veri invece chiese non ne hanno o se le hano sono piccole e non molto belle.
Anche scuole, licei e università sono in buona parte cattolici e anzi sono il top in fatto di istruzione.
Di fatto anche chiedere a un giapponese se crede in qualcosa è il modo migliore per metterlo a disagio: spesso non sa rispondere. Magari qualcuno dirà che è buddista ma non sa molto, altri che c'è qualcosa ma non si sono mai interessati. In compenso molti temono spiriti e fantasmi.
L'impressione alla fine è che tanti giapponesi non hanno una fede non tanto per razionalità ma perché è forse troppo complesso occuparsene e magari impegnativo approfondire.
Detto questo, è stato un buon Natale. Per quanto riguarda me, a messa ci sono andato.
Falco78
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giappone
mercoledì, 26 dicembre 2007, ore 12:43
venerdì, 21 dicembre 2007, ore 05:22
Ieri sera verso le 9 siamo tornati da Osaka. E' stata una due giorni davvero molto bella che non mancherò di raccontare, ma per adesso è il momento di tornare un po' indietro e continuare il resoconto di quanto è avvenuto il 15 dicembre scorso.
Di primo mattino colazione abbondante e rapida quanto allegra passeggiata nei luoghi del giorno prima e al ritorno check-out in albergo.
Foto 1
Foto 2
Foto 3
A proposito di alberghi, occorre dire che ci sono gli alberghi per giapponesi e quelli per turisti e non nel senso dello stile (ryokan o stile occidentale) ma nel senso del prezzo e della facilità nel trovarli. Infatti i siti per gli occidentali, ovvero in inglese, sono generalmente pochi e quasi sempre sono alberghi grossi e dunque cari. Invece chi sa aggirarsi tra i siti giapponesi (a questo proposito segnalo il portale jalan), ha la possibilità di trovare hotel o ryokan strepitosi per servizi e posizione a prezzi incredibili che in Italia ci sogniamo. Per capirci, in un ryokan come quello di Miyajima, vista sul mare a due passi dalla zona migliore, cena, colazione, bagno e tutti i comfort intorno ai 65 euro a persona. E già è un posto di livello.
Ad ogni modo, usciti dall'albergo ci siamo diretti al porticciolo (a 150 metri) e dopo la traversata del breve tratto di mare abbiamo comprato un altro bento (box pranzo) famoso nel luogo e siamo tornati alla stazione ferroviaria. Da qui siamo partiti per Iwakuni-shi una delle cittadine più belle della prefettura dello Yamaguchi, anche chiamata "piccola Kyoto" per le sue bellezze tradizionali.
Dopo circa 45 minuti di treno siamo giunti a destinazione ci siamo diretti verso il Kintai-kyo, il famoso ponte a cinque arcate sovrastato dal castello bianco dei Kikkawa.
E le attese sono state rispettate in pieno: arrivati al ponte i colori dei boschi sui monti di fronte, il limpido fiume sottostante e quel ponte tutto in legno e dalla forma particolare si sono dimostrati di grande effetto. A completare il quadro la veduta del castello inerpicato sul versante scosceso del monte.
Foto 4
Foto 5
Nel pomeriggio siamo tornati a Hiroshima e prima di andare in albergo abbiamo comprato una carrettata di momiji-manjuu e abbiamo cenato in una ottima trattoria dove preparavano il famoso okonomiyaki di Hiroshima. Da quanto era enorme con uno ne abbiamo fatte due porzioni. Costo circa 7 euro circa.
Foto 6
All'arrivo in hotel (questo in stile occidentale) mi sono piacevolmente accorto che Aki era riuscita a prenotare praticamente una delle migliori stanze a un prezzo ridicolo (60 euro entrambi colazione inclusa). In pratica eravamo al 18° piano proprio davanti all'albero di Natale del corso principale di Hiroshima e si godeva uno spettacolo bellissimo!
Foto 7
Dopo aver sistemato i bagagli siamo scesi per una fantastica quanto romantica passeggiata sul lungo vialone addobbato ovunque da sculture di luce.
Foto 8 (seduto alla base dell'albero di Natale)
Foto 9 (vista dall'interno dell'albero)
Foto 10
Foto 11
Foto 12
Foto 13
L'indomani finita la colazione mi si è ripresentata la stessa immagine angosciante del giorno prima: Maruko che leggeva i quotidiani economici e politici (ne legge almeno 4 al giorno) e stavolta l'ho fotografata.
Foto 14
Dopo pochi minuti siamo partiti di nuovo ma ho rifiutato di andare a vedere il museo dell'atomica. Francamente ho visto fin troppo in tv e non mi andava di farmi venire l'angoscia per cui ho chiesto di poter visitare il nuovo museo della corazzata Yamato. Ma a questo museo e alla fine del viaggio dedicherò una pagina a parte. Con questo per oggi è tutto!
Un saluto alla mia famiglia e a chi mi vuole bene. Buon Natale!
Falco78
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giappone
martedì, 18 dicembre 2007, ore 13:42
Finalmente trovo un ritaglio di tempo per scrivere qualcosa sul viaggio di tre giorni nei dintorni di Hiroshima. Ho avuto pochissimo tempo anche perché ho scritto una infinità di cartoline (solo oggi 50, il resto ieri).
Ma torniamo al viaggio.
Siamo partiti dalla stazioncina di Oomura verso le 8 del mattino con un biglietto speciale che però dava diritto di viaggiare solo su tutti i treni locali (niente espressi, speciali o shinkansen per capirci) per 4 giorni. Mattina splendida, aria fresca ma tempo perfetto. Dopo un paio di cambi incontriamo la prima amica di Akiko, che già avevamo avuto ospite nel mio appartamentino. Imoko si è rivelata una ragazza simpatica, seppure talora un po’ taciturna e timida. Alcune fermate dopo incontriamo la seconda, Maruko, che fin da subito si rivela una vera peste, che per molte cose sembrava più un maschio che una ragazza (poi capirete) ma invero divertentissima.
Dopo vari cambi di linea, l’ennesimo treno locale ci porta a Himeji e durane la sosta abbiamo comprato quattro ekiben. Gli ekiben sono i bento (i box portapranzo) che si possono comprare solo nelle stazioni (eki) e sono diversi da prefettura a prefettura. Scoprire cosa riserva l’ekiben di una certa prefettura è quindi uno dei tanti piaceri del viaggiatore nipponico quindi vi capitasse di viaggiare qui provateli. Io ho preso quello tipico della prefettura e consisteva in anguille arrostite e insaporite con una salsa particolare, riso, frittata e qualche altra piccola cosa. Il tutto per circa 5 euro.
Foto 1
Dopo un pisolino, verso mezzogiorno, sull’ennesimo treno che ci portava a Okayama (ebbene sì, sto imparando anch’io a dormire sui treni ma questi treni sono come i nostri quindi non ho rischiato l’osso del collo) ci siamo pappati gli ekiben. Abbiamo chiacchierato parecchio e ho saputo che Maruko lavora in una università, una delle millemila. Ebbene sì, in Giappone ci sono tantissime università, quasi tutte private e dunque carissime (Aki mi rivela che nella sua università cattolica femminile pagava circa seimila euro l’anno al che ho esclamato un sacrosanto: minchia!) e visto che si paga un botto e se non hanno iscritti chiudono sono alquanto facili. Che ne falliscono un botto l’anno e che l’istruzione universitaria non è per i poveracci. E discutendo di molte altre cose ho avuto la conferma che rispetto alla nostra cara vecchia italietta qui il classismo non è solo un dato di fatto ma è spudoratamente elevato a sistema. Roba che l’Italia sembra il paradiso dell’equità sociale.
Ad ogni modo giungiamo alla meta finale verso l’una e mezzo del pomeriggio, nella famosa Miyajima, dove le guide indicavano esserci una delle tre vedute più belle del Giappone. Usciamo dalla stazone e ci dirigiamo al porto dei traghetti che ci avrebbero portati sull’isoletta di Miyajima. Per strada abbiamo mangiato un dolcetto tipico di questa zona e di questa stagione e devo dire che mi è piaciuto molto, si chiama momiji-manjuu (VEDI)e nel corso di questi tre giorni Akiko ne ha poi comprati una quarantina di tutti i gusti possibili per noi e la sua famiglia.
Durante il tragitto in barca ho intravisto il famoso torii rosso e sia sulla lingua di mare che stavamo attraversando, sia sulla costa su cui stavamo approdando ho visto scorci di natura molto belli e scenografici.
Foto 2
Foto 2b
Giunti a terra, appena fuori dal porto dei traghetti ho visto una sorta di cervo senza corna, ma la sorpresa è durata pochissimo visto che l’isola si è presto rivelata piena di questi simpatici animali. A questo proposito questi animali teoricamente sono tutelati, non so se perché sacri o altro, e dunque si riproducono indisturbati. I più maliziosi di voi a questo punto penseranno (come ho pensato io): ma se l’isola è piccola e si riproducono così tanto grazie anche ai turisti che li foraggiano, come mai noi hanno invaso totalmente l’isola? Mica moriranno solo di vecchiaia ho pensato io e in effetti ho capito cosa fa il giapponese per regolare il numero dei simpatici animali pelosi. Se è un giapponese menefreghista non caga l’animale, se è un giapponese bastardo dentro e dunque attento all’interesse patrio gli ammolla caramelle o tira per terra qualche bella confezione e zacchete, l’animale peloso magna la plastica (visto e rivisto più volte) e si spera defunga di mal di panza tenendo basso il numero. Efficienza nipponica. Ovviamente non vi dico cosa ho fatto io, fosse mai ci fossero animalisti tra voi mica sono scemo. Comunque per certe cose anche noi siculi siamo efficienti… ghghgh
Foto innocente con i dolci animali pelosi
E mentre la mia mente deviata cercava di capire queste verità arcane siamo giunti al ryokan, in un bell’albergo tradizionale giapponese. La camera era al terzo piano con una parete vetrata con vista sul mare e i classici toji a chiuderla. A terra i tatami e nel cestone gli yukata (i kimono per casa) per quando saremmo tornati.
Il pomeriggio si rivela freddo ma ci regala un tramonto bellissimo e dopo aver attraversato l'incantevole quartiere commerciale siamo giunti vicino al torii di Miyajima dove abbiamo goduto di una veduta strepitosa e ci siamo sbizzarriti con foto a gogò circondati dai simpatici animaletti pelosi di cui sopra mentre i falchi volteggiavano liberi nel cielo. Un momento davvero bellissimo.
Foto 3
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Foto 6
Siamo tornati mezzi surgelati verso le otto e Akiko mi ha vestito con il kimono e così anche lei. Ora vi mostrerò alcune foto che son certo susciteranno l’ilarità di molti di voi ma confesso che è stato parecchio divertente. Dopo la vestizione mi ha spiegato come funzionava il bagno giapponese e sono andato a fare il bagno all’ultimo piano nel bagno pubblico giapponese, una sorta di grande piscina di acqua calda con una vetrata enorme da cui si vedeva il mare e Hiroshima sulla costa opposta. C’erano altri 4 giapponesi e si sono mostrati molto simpatici stupendosi di trovare un forestiero. La cena è stata anch’essa tradizionale, con il classico shabu-shabu e varie portate di contorno.
Foto 7
Dopo cena ci siamo ritirati in stanza e mi è sembrato di vivere in un tempo lontano e in una sorta di film orientale.
Foto 8
La cosa sarebbe lunga da descrivere e tralascio.
Foto sparse:
Foto 9
[INTERROMPO QUI PER OGGI. VOLEVO METTERE PIU' FOTO, PAZIENZA. DOMANI ANDRO’ AGLI UNIVERSAL STUDIOS JAPAN PER DUE GIORNI. CONTINUERO’ AL RITORNO!]
Falco78
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giovedì, 13 dicembre 2007, ore 06:17
Rieccomi qui a scivere della bella quanto piovosa giornata trascorsa nella bella località nipponica di Kurashiki, una città in cui l'influenza delle architetture come dell'arte occidentale è chiaramente visibile finanche nel suo cuore storico e culturale in un mix talora curioso.
Purtroppo però non ho potuto scattare tutte le foto che volevo a causa di una gornata meteorologicamente pessima. Ma andiamo con ordine.
Verso le 9 siamo partiti in auto da Miki verso Himeji dagli zii e da lì ci siamo diretti verso Kurashiki dubbiosi sulla giornata grigia. Devo dire che nonostante la giornata grigia dall'auto ho visto degli scorci interessanti come alcune gole che guardavano verso Iejima, piene di chiatte per l'allevamento delle ostriche.
Foto 1
All'altezza di Bizen abbiamo svoltato verso un luogo di ristoro costiero da dove si sarebbe dovuto vedere un gran bel panorama ma niente, troppa umidità e una tenace nebbiolina impedivano la vista delle isolette prospicienti. In compenso apprendo con sollievo che anche qui ai lati delle strade è possibile trovare della monnezza! Pochissima s'intende, poche cartacce allo svincolo autostradale, ma la cosa mi ha divertito. Più seriamente c'è da dire che Bizen, un tempo famosa per le sue katane, è oggi nota per le sue ceramiche, per me bruttissime (sembra ceramica preistorica, di quella che ho studiato all'università, figuriamoci se me la metterei in casa) quanto spudoratamente care.
Ad ogni modo giungiamo a Kurashiki per l'ora di pranzo e all'entrata del centro storica abbiamo pranzato al Kurashiki Ivy Square Hotel, un posto dall'architettura classica, dal chiaro richiamo italico, all'entrata del quale si leggeva un messaggio di benvenuto/saluto che mi ha sorpreso non poco (cioè dovrebbero spiegarmi chi cavolo può capire, in Giappone, che quello è un benvenuto. Ma manco in Italia!).
Foto 2
'Pax Intrantibus / Salus Exeuntibus' (Pace a chi entra, Saluti a chi va via). Per sicurezza ho chiesto a chi mi circodava se capissero cosa fosse quella scritta e rassicuratomi che non ne avessero idea mi son detto che l'autore di questa genialata è stato sublime, ha scritto un messaggio di benvenuto/saluto solo per sè stesso e penso altri 3-4 in tutto il Giappone. Anche questo è Giappone... anzi a questo proposito, come ho fatto per la casa, vi preannuncio una bella recensione che sto preparando su quello che è il mondo televisivo nipponico e ne vedrete delle belle perché qui la tv non è semplice intrattenimento ma spesso la sublimazione del ridicolo.
Tornando a noi il pranzo è stato davvero ottimo, ricco e il prezzo incredibilmente buono quindi se vi capitasse andate a mangiare all'Ivy e sono certo che mi ringrazierete per la dritta.
Usciti da lì ci siamo diretti nella zona retrostante dove è iniziato il quartiere commerciale e ho visitato alcuni laboratori di carta artigianale e a lavorazione artistica davvero bellissimi, come pure altri di oggettistica tradizionale in legno dove si potevano acquistare oggetti molto interessanti a prezzi ottimi. A questo proposito occorre dire che in Giappone le cose funzionano in modo opposto che in Italia: da noi i negozi o le bancarelle nei luoghi turistici vendono a prezzi triplicati rispetto al normale, qui se vuoi risparmiare devi invece andare nel cuore dei luoghi turistici!
A proposito, avendo da fare tremila regali, ho preso tre di queste "ningyo", ovvero bambole giapponesi.
Foto 3
Proseguendo nella passeggiata è partito un bell'acquazzone e abbiamo proseguito sotto gli ombrelli per poi rifugiarci al museo Ohara il più grande museo di arte occidentale dove ho potuto vedere parecchie opere viste nei testi di arte moderna e molti quadri dei grandi maestri impressionisti francesi.
Foto 4
Foto 5
Dopo un rapido giro siamo tornati in auto con la pioggia costante compagna. Ottima cena a casa degli zii di Aki e ritorno a casa.
Oggi relax, in serata cena dalla sorella di Aki e andrò a vedere Urawa - Milan col marito e altri ragazzi. Dopo aver inserito questa pagina invece preparativi per una nuova tappa. Da domani si va a Miyajima, Hiroshima e nella prefettura dello Yamaguchi a Iwakuni. Sarà una maxi-gita di tre giorni in cui si dormirà fuori: saremo io, Aki e due tra le sue migliori amiche. Hanno organizzato tutto loro quindi non ho nessuna preoccupazione. Penso che passerà qualche giorno prima che possa riaggiornare il diario ma la prossima pagina penso sarà molto bella. A presto, un saluto a tutti!
Falco78
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