sabato, 05 aprile 2008, ore 00:59
Eccomi qui per una nuova pagina. In questi giorni sono stato molto impegnato sia sul piano del lavoro che per alcune questioni burocratiche legate alla casa (di questo parlerò successivamente altrimenti chiuderebbero il blog per l'oscenità esagerata dei miei improperi).
La notizia più bella è che Aki verrà qui da me il 16 aprile sera. Inutile dire quanto ne sia felice. Felice di riabbracciarla dopo soli 2 mesi.
Ma per il momento torniamo al diario di viaggio. A inizio anno siamo andati in un grosso centro commerciale di Kobe e devo dire che era enorme e ben fornito di tutto. Per l'ennesima volta ho poi constatato che tutto ciò che è Italia costa veramente un botto, anche solenni cagate. Ma tra i tanti settori ho poi trovato un fornitissimo negozio di strumenti musicali dove si poteva testare gratuitamente tutto quello che si desiderava. E qui, nostalgico del mio Yamaha TRB5 e del mio quartetto jazz mi son messo a giocare con un bel 5 corde che, seppur non al livello di un Fender o uno Yamaha, suonava tutto sommato benino. Vicino avevo un ragazzo giapponese che stava testando una batteria elettronica e ci siamo anche divertiti a intrecciare qualcosa insieme. Si è divertita anche Aki.
Foto 1
Il 3 siamo invece tornati a Himeji e stavolta i suoi zii ci hanno portati sul pittoresco Monte Shosha, noto, oltre che per le sue vedute panoramiche, per la presenza del complesso templare buddista chiamato Shosazan Engyo-ji.
Per giungere fino in cima si sale su una simpatica funivia dal quale è possibile ammirare una bella vallata che si apre infine sulla piana di Himeji.
Foto 2
Giunti in cima ci si incammina lungo un lungo viale sterrato ornato ai lati da decine di statuette bronzee che raffigurano svariate divinità buddiste (non ditemi cosa rappresentavano perché non ne so nulla). Oltre a queste statue mi hanno incuriosito poi delle stele alte circa un metro e poste sempre ai lati della strada. Ho chiesto ad Aki e così ho capito che quelle sono stele legate a una offerta al tempio e su esse c'è scritto il nome dell'offerente e spesso la cifra. Tutto ciò è messo lì a futura memoria e perché chi visita i luoghi possa ammirare queste persone e prenderne esempio (e cacciare a sua volta il grano). Da questo discorso è poi successivamente partita una discussione su alcuni aspetti della "religiosità" giapponese che ignoravo totalmente. Akiko è invero una ragazza estremamente schietta e, pregandomi di evitare di parlarne con altri giapponesi, mi ha spiegato un bel po' di cose che per il 90% dei giapponesi sono tabù. Sostanzialmente chiedere a un giapponese se crede in qualcosa è il miglior modo per metterlo in crisi o a disagio. Il fatto è che molti non si pongono alcuna domanda perché troppo impegnativa, altri si limitano a rispettare alcune consuetudini per tradizione e comunque la gran parte teme spiriti, maledizioni e si affida a talismani e amuleti. Mi ha spiegato un po' come funzionano i templi e le famiglie che tradizionalmente li gestiscono (normalmente sono spropositatamente ricche). Un'altra cosa che non sapevo è poi quella dei funerali, più costoso è il funerale meglio va nell'aldilà il tizio mentre per i poveracci oltre ad aver vissuto di merda qua, vanno di merda là. Insomma qui dovremmo addentrarci in un discorso complesso legato al classismo che impera nella società giapponese ma la discussione è lunga e penso nasconda insidie e/o potenziali polemiche anche involontarie. Torniamo a noi.
Dopo la lunga scarpinata su questo sentiero si giunge al primo tempio di questo grosso complesso sacro.
Foto 3
Foto 4
Quando siamo arrivati in questo tempio devo dire che mi ha colpito la bellezza del luogo, verde ovunque, una lunga scalinata scoscesa e in alto questa grande struttura lignea, davvero sontuosa. Certo, architettonicamente i templi nipponici non brillano per originalità (cioè ruotano tutti un po' intorno a 4-5 modelli), tuttavia questo ha una posizione indubbiamente eccezionale dal punto di vista scenografico. A questo proposito nei pressi di questo tempio ho fatto una gaffe veramente tremenda. Mi sono vergognato come un ladro ma purtroppo il cervello mi ha fregato. Eravamo infatti dietro il tempio e ci stavamo incamminando verso i successivi quando sul lato della struttura ho visto alcune cose su uno scalino ai piedi di una porta di legno sbarrata. Io come un pirla mi avvicino e vedo che si trattava di una bella confezione di mochi, i dolcetti giapponesi, ben impacchettata. Accanto una penna e un block notes. In quel momento dico ad Aki in giapponese: "Oh Aki, qualcuno s'è scordato un pacco di dolci. Ce li portiamo? E' peccato". Cioè, m'è uscito istintivo il comportamento tipico di chi fin da piccolo è stato abituato a sentirsi dire che sprecare il cibo è una colpa, ecc ecc
Ebbene, Aki si mette a ridere, alcuni giapponesi mi guardano storto, due ragazzi applaudono e uno fa: "Finalmente uno che lo dice!". Io non capisco, ma sono cosciente che ho detto 'na cazzata. Aki allora mi indica di passare avanti e poi mi spiega ridendo che quei dolci li aveva messi qualcuno perché praticamente quella porta serve per gli spiriti e così lo spirito vedendosi offrire dei dolci pensa che la gente è brava con lui e non fa casino. Ecco, questo è più o meno il senso. Ma io che cavolo potevo saperne che agli spiriti giapponesi piacciono i dolciumi? Rimane il fatto che tante volte dovrei parlare meno... eheheh
Ripromessomi di tacere per il resto del viaggio siamo infine giunti a un grande spiazzo, enorme, limitato in fondo e ai lati da due templi e da un porticato. Questi templi e questo spiazzo probabilmente ricorderanno qualcosa a qualcuno di voi. Infatti hanno fatto da scenografia a diverse scene del film "L'Ultimo Samurai".
Sinceramente parlando, sarà che siamo arrivati là al tramonto, sarà che tirava un vento gelido e fragoroso ma questo posto aveva un'aria parecchio tetra e secondo me se qualcuno ci andasse di notte, anche non credendo agli spiriti, e un altro gli facesse uno scherzo si cagherebbe tranquillamente in mano.
Foto 5
Foto 6
Foto 7
Da questo posto siamo poi scesi per tornare alla stazione della funivia e il bosco che abbiamo attraversato era di una bellezza notevolissima. Ho fotografato diversi angoli meravigliosi e tra le tante cose mi è rimasto scolpito in mente questo albero, la cui foto non rende giustizia alla sua bellezza.
Foto 8
All'uscita del complesso templare ho visto infine una delle famose campane giapponesi.
Foto 9
Scesi con la funivia, al parcheggio ho infine visto questi simpatici cani chiusi in una macchina. Facevano le feste a chiunque passasse e francamente mi spiaceva fossero chiusi lì magari da ore.
Foto 10
La sera poi siamo rientrati a casa, infreddoliti ma divertiti. Abbiamo parlato spesso delle mie gaffes, lei si diverte parecchio. Meno male, dico io, che mi sopporta. :D
E con questo anche per oggi è tutto. La prossima volta inizieremo col grande viaggio finale che da Tokyo mi ha portato fino alle estreme propaggini settentrionali dello Hokkaidou.
A presto!
Falco78
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venerdì, 14 marzo 2008, ore 21:17
Il 5 gennaio di buon'ora siamo partiti in auto da Mikishi alla volta di Takamatsu, sull'isola di Shikoku. La distanza non era indifferente, tuttavia il viaggio è stato comodo, allegro e parecchio interessante. Durante il tragitto infatti, oltre a belle chiacchierate con Aki e gli altri abbiamo oltrepassato il gigantesco quanto famoso Akashi-Kaikyō, altrimenti noto come Pearl Bridge. Questo ponte enorme è attualmente il ponte a campata unica più lungo del mondo con i suoi 1991 metri. In altre parole un record che il Ponte sullo Strette avrebbe dovuto infrangere. Ma ahimè, tra il sismicissimo Giappone e una Pecorara Scania sinistra italica c'è un abisso profondo quanto lo Stretto di Messina in questione. Inutile dire che la visione di questa e tante altre infrastrutture mi ha lasciato senza parole e che dire... per secoli, anzi millenni, l'Italia è stata il faro dell'architettura e dell'ingegneristica, oggi abbiamo solo da ammirare gli altri.
Giunti a destinazione nel primo pomeriggio abbiamo effettuato una visita a casa dei nonni di Aki e ho incontrato due anziani davvero in gambissima. Lei 85, lui 87, arzilli e molto cordiali. Specialmente il nonno, molto alto, dall'aria simpatica e raffinata mi ha colpito perché mi ha ricordato mio nonno Giuseppe, la persona a cui sono stato più legato durante la mia infanzia e prima gioventù. Come lui, il nonno di Aki è sempre stato un uomo di cultura e sapendo dei miei studi storici e artistici ci siamo fatti una lunga e bella chiacchierata: mi racconta diversi aneddoti riguardanti la sua vita e infine regala alla nipote dei soldi e a me delle opere artistiche antiche parecchio pregiate. Tra le tante cose alcuni manoscritti in calligrafia tradizionale artistica di genealogie imperiali, testi antichi, una copia dell'Heike Monogatari prima edizione storica giapponese (uscita a suo tempo in 200 pezzi numerati) e un dipinto antico (di circa 200 anni) di cui si conserva una sola copia al museo di Nara. Tutto ciò non so come e se potrò portarlo in Italia. Ho cercato di rifiutare vista l'entità degli oggetti ma lui ha insistito perché li prendesse qualcuno che ha a cuore la storia, l'arte e l'antichità. Ho accettato con commozione.
Unica sua richiesta: una visita ai luoghi dello Heike Monogatari, ovvero le gole e le isolette di rimpetto a Takamatsu (al tempo Yashima), dove si consumò lo scontro epico (passato alla storia come Battaglia di Yashima) tra il piccolo manipolo di guerrieri del leggendario Minamoto no Yoshitsune (che uscì dallo scontro vittorioso) e la grande flotta del clan Taira a lui avverso.
Come promesso io e Aki siamo andati su un alto promontorio (Monte Yashima) e dopo una lunga scarpinata abbiamo visto dei panorami assolutamente straordinari. Vedute a cui le foto non rendono assolutamente giustizia.
Foto 1
Foto 2
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La Foto 4 ritrae il promontorio della Battaglia di Yashima.
Foto 4
La sera i nonni e altri familiari di Aki ci hanno invitati a cena e ci siamo ritrovatiin un posto molto tradizionale, dove a servirci c'erano delle cameriere in kimono davvero elegantissime. Vi regalo solo un'immagine della mia camera e di un ragazzetto che adora il calcio italiano, la nazionale e la Juve. ehhehehe
Foto 5
Foto 6
A proposito di cene con i giapponesi sappiate che si beve parecchio, solo che noi occidentali reggiamo parecchio, loro dopo pochissimo vanno fuori come balconi.
Il giorno dopo ho realizzato un altro dei miei desideri visitando di mattina uno dei giardini monumentali più famosi del Giappone, il Ritsurin Kōen. All'interno oltre a vedute mozzafiato ho goduto della visita di alcuni musei dell'artigianato storico e di una bella esposizione di bonsai (che tralaltro adoro). Descrivere un parco come quello è difficile perché suoni, colori e raffinatezza sono un mix così complesso e legato alle emozioni sensoriali che descriverle non è affatto semplice. Posso solo dire: andateci.
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Prima di tornare a Kobe siamo tornati dai nonni e questa volta il nonno di Aki mi ha portato nel suo studio privato, una sorta di laboratorio pieno zeppo di quadri, lavori di grafica e calligrafia tutti prodotti da lui. Un luogo davvero bello, che trasudava serenità e senso del bello.
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Foto 12
La partenza è stata emozionante e durante il tragitto che ci riportava a casa ho pensato che ancora una volta dovevo ringraziare Dio per le nuove esperienze vissute e per quanto mi avevano dato questi incontri e queste due intensissime giornate.
E con questo si chiude anche la pagina dedicata alla visita di Takamatsu. La prossima volta torneremo a Himeji e vi assicuro che non mancherà qualche risata!
A presto.
Falco78
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venerdì, 11 gennaio 2008, ore 07:50
Rieccomi qui a raccontarvi l'ultima settimana dell'anno ormai trascorso. Mi spiace non aver tenuto un ritmo più veloce ma tante uscite, piccoli impegni e sinceramente anche poca voglia mi hanno tenuto un po' lontano dal diario.
Domenica 23 c'è stata l'ultima partita dell'anno e ho giocato soltanto 12 minuti nel finale senza incidere molto. L'aria vacanziera ha infatti inchiodato le due squadre su un pareggio che in tutta sincerità definirei anche squallido, ma vabbè. :D
Nel pomeriggio visita da Donchan che m'ha fatto vedere la stanza dove tiene la sua collezione di vinili. Siamo stati parecchie ore ad ascoltare musica ed invero possiede una gran bella raccolta con pezzi anche notevoli. Serata davvero divertente!
Foto 1
Foto 2
Il 24 io ed Aki siamo usciti in tarda mattinata e dopo aver pranzato a Kobe siamo andati in un bel negozio dove le ho preso il suo regalo di natale. In cambio ho avuto il mio.
A Natale per le strade e nei negozi qui in Giappone si vedono soltanto coppie e come ho già scritto sono due giorni riservati soltanto ai fidanzati. L'aria che si respirava era molto allegra, negozi e strade straboccanti di addobbi e luci e noi a gironzolare per le lunghe gallerie commerciali di Kobe. In serata siamo andati alla zona del Mosaic e lì abbiamo cenato e trascorso una gran bella serata insieme.
Foto 3
Foto 4
L'indomani dopo la messa mattutina siamo andati di nuovo a Kobe e siamo stati di nuovo a zonzo. A questo proposito vorrei mostrarvi una foto:
Foto 5
Ebbene, non è uno scherzo. Visitando alcuni reparti di alcuni grandi magazzini (negozi sconfinati) ho trovato parecchi prodotti italiani. A questo proposito sappiate che mangiare italiano con prodotti buoni qua costa un botto. Come vedete una bottiglietta di olio d'oliva buono di mezzo litro costava 3.129 Yen, ovvero quasi 20 euro! E pensare che quando andavamo a Ribera con mio padre, mia madre e mio fratello a comprare le olive e farcele macinare pensavamo che l'olio sopra i 5 euro litro venisse caro! Nel terreno che abbiamo vicino casa ci sono un bel po' di ulivi, penso li rivaluterò parecchio. eheheh
E non finisce qua: parmigiano reggiano a 50 euro al kilo, 250g di ricotta a 1.600 yen (10 euro). Praticamente il pecoraio da cui mio padre va a comprare la ricotta al mercato del sabato qua sarebbe milionario. A proposito di pecorai, vorrei salutare l'amico Fausto di Marino (Roma), uno che su queste cose è un maestro indiscusso. Colella, lei da Torino che ne pensa?
Ma torniamo a discorsi più natalizi ma soprattutto più seri. :D
Dopo una vigilia molto romantica anche la serata del 25 dicembre non è stata da meno: con Aki, sempre attaccata al braccio, abbiamo passeggiato per le strade del quartiere Kitano-cho di Kobe per l'occasione particolarmente bello e suggestivo, visitando molte delle abitazioni che potete vedere in quel link. Metto due foto...
Foto 6
Foto 7
La foto 7 è stata divertente. Praticamente nella guida aveva letto un po' di dettagli storici e artistici sulla casa e anche la biografia e la storia del padrone. Ebbene, sta casa apparteneva a un grosso commerciante inglese che però ebbe la sfortuna di avere due cattive mogli, che non solo l'hanno provato economicamente ma furono entrambe particolarmente zoccole (in verità nel depliant c'era scritto che visse gli ultimi anni da solo dopo due matrimoni sfortunati con mogli che l'avevano abbandonato). Non entro nel merito della questione ma mi ha particolarmente divertito un dettaglio: quest'uomo amava la caccia e chissà perché s'è fatto una collezione di teste di cervi, caproni, stambecchi e tutti animali cornuti. Casualità? Lasciandovi con questo atroce dubbio, noi siamo andati a cenare in un piccolo ristorantino italiano vicino Kitano-cho: le porzioni sono state lillipuziane ma si è mangiato bene, o meglio, un po' più decentemente che negli altri ristoranti "italiani". Questo locale per chi volesse andarci si chiama "Pinocchio". E' decente.
Tornando verso la stazione ci siamo imbattuti in una sorta di chiesa e Aki mi ha spiegato che quella in effetti era una chiesa ma dopo la costruzione della cattedrale di Kobe l'hanno dismessa e adesso è un locale alla moda.
Foto 8
Prima di chiudere il resoconto di questi due giorni particolarmente belli una foto di un bel cane molto bello. Se qualcuno tra voi sa di che razza si tratta, per favore me lo dica. :)
Foto 9
La settimana tra Natale e la vigilia di Capodanno è trascorsa tra inviti in famiglia e da amici e ho cucinato anch'io qualcosa di italiano. Una bella uscita l'abbiamo fatta il 29 io, Aki, la sorella e il marito. Partiti verso le 10 siamo andati a pranzare al ristorante italiano dell'Hotel de Maya sul monte Rokko. Da questo posto infatti si gode la più bella veduta sulla baia di Kobe. O meglo, si sarebbe dovuta vedere se non ci fosse stata una nebbia degna della peggiore Val Padana...
Foto 10
Foto 11
Ad ogni modo ce ne siamo fatti una ragione e ad alleviare le pene ha contribuito un bel pranzo.
Dopo aver pranzato ci siamo diretti verso la località di Arima, a valle del monte Rokko e famosa per le sue terme. Per arrivare lì abbiamo preso una funivia lunghissima ma che ci ha regalato vedute davvero suggestive.
Foto 12
Giunti a valle siamo rimasti in attesa del bus-navetta che doveva portarci in centro e sorpresa: invece di un bus normale è arrivato una specie di mezzo uscito da un cartone animato della Disney. Una roba che ci ha fatto ridere non poco.
Foto 13
Giunti in centro dopo un bel giretto col simpatico mezzo ci siamo fatti un bel giro per i negozi tipici della città e tra un assaggio e qualche piccolo acquisto ci siamo fermati a vedere come hanno modificato l'alveo del fiumiciattolo che attraversa la città e poi per un piccolo momento di relax.
Foto 14
Foto 15
A proposito di quest'ultima foto, occorre dire che queste piccole terme sono per strada e sono gratuite: chi vuole può fermarsi e rilassarsi con queste acque caldissime e cariche di metalli. Devo dire che dopo mezz'ora l'effetto rilassante era notevole, veniva voglia di rimanere lì a farsi una pennichella.
Dopo un pomeriggio trascorso a zonzo siamo tornati alla stazione della funivia con il trabiccolo di prima e siamo risaliti. Durante il tragitto abbiamo oduto di un bel tramonto tra le vallate boscose del cuore del Giappone.
Foto 16
Sulla strada per casa ci siamo infine fermati in una bella terrazza da cui si gode una delle più belle vedute notturne del Giappone, ovvero sul golfo di Kobe. Graize a una ringhiera ho potuto effettuare alcune foto serie con impostazione manuale e lunga esposizione. Ve ne regalo una.
Foto 17
Il 31 dicembre l'abbiamo trascorso ancora una volta insieme ma a casa ed è stata una gran bella serata.
Per chiudere con il 2007 vi regalo una foto mia e di Aki (intirizziti dal freddo).
Foto 18
La prossima volta vi racconterò cos'è avvenuto il 3 gennaio a Himeji e se riesco anche quello che è successo il 6 gennaio a Takamatsu, sull'isola di Shikoku.
Ancora buon anno a tutti. Un bacio ai miei gentori e a mio fratello. :)
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venerdì, 04 gennaio 2008, ore 12:18
Rieccomi qui e stavolta, come promesso, vi riporto quanto è accaduto nella due giorni di Osaka del 19 e 20 dicembre durante cui abbiamo visitato gli Universal Studios Japan (sito) e l'Acquario di Osaka (sito).
La mattina del 19 siamo partiti verso le 9.30 in auto e siamo arrivati verso le 11 dopo un viaggio piuttosto allegro. Giunti al parco abbiamo lasciato auto e bagagli in uno degli hotel del parco stesso e siamo entrati nella zona attrazioni dopo aver mangiato un bel po' di takoyaki in uno dei piccoli negozi e ristoranti all'esterno della zona suddetta.
Il parco non è molto grande ma è zeppo di luoghi realizzati con cura e ad effetto: molti gli spettacoli di tipo musical/varietà nei punti nevralgici del parco e ad orari diversi e tutti davvero divertenti.
Foto 1
Foto 2
Durante la giornata abbiamo visitato molte attrazioni divertenti tra cui quella di Shrek, di E.T., di Spiderman o Terminator, tutte a base di 3d virtuale e varie combinazioni con recitazione di attori veri e/o cabine moventi. Tutto davvero simpatico e ben fatto, specie l'attrazione di Spiderman e Terminator. Nel pomeriggio siamo poi stati al teatro all'interno del Paese di Oz e dedicato al musical "Wicked", tenuto da una compagnia mista USA/Japan davvero notevole. Questo spettacolo è durato circa 45 minuti ed è stato molto bello, bellissima la scenografia. In serata le cose più belle: un doppio giro all'interno del roll coaster Jurassic Park con scena di adrenalina pura all'ultimo strapiombo dove il carrello precipita a quasi 90° dopo averti portato quasi in bocca a un enorme tirannosauro nella notte.
Foto 3
Ma l'attrazione sicuramente più emozionante è stato il grande Roll Coaster del parco, nuovissimo, in funzione da pochi mesi. Lo "Hollywood Dream: The Ride" (info) ha un percorso di 4 minuti a 100 orari con planate pazzesche e giri a 360° da panico. Questo nuovissimo roll coaster è oltretutto l'unico a permettere di scegliere una colonna sonora al tuo giro. Io ho scelto la prima traccia, Bon Jovi, per un giro dalle emozioni enormi, con tutto il parco illuminato sotto e a velocità strepitosa.
Foto 4
Verso le 7 alla fine del giro sul Roll Coaster ci siamo diretti verso lo spettacolo di chiusura: Peter Pan. Questo musical è stato strepitoso, con più di 40 attori, due navi enormi e una scenograia eccezionale al centro del lago del parco abbiamo goduto di 40 minuti di musica e danze davvero notevoli e in chiusura una danza a 50 metri di altezza del protagonista Peter Pan e della protagonista emminile. Qualcosa di mai visto che ho ripreso con la videocamera ma non con la macchina digitale, mi spiace.
Finito l'ultimo spettacolo abbiamo lasciato lentamente il parco ammirandone gli ultimi scorci.
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L'albergo in cui abbiamo trascorso la notte è stato conortevole e a sorpresa molto economico. Aki aveva trovato pure un'offerta per la cena e davvero con pochi soldi abbiamo mangiato da re (si cenava a buffet, senza limiti) e dormito benissimo.
L'indomani siamo partiti verso le 10 e ci siamo diretti verso il vicino acquario. Confesso che non mi aspettavo granché, invece a fine giornata ne sono uscito entusiasta.
Raccontare un posto come un acquario non è semplice, occorrerebbe andarci. Posso comunque dirvi che questa struttura si è rivelata all'avanguardia e perfetta sotto ogni punto di vista oltre che enorme. Tra le varie sale ho visto scorci di pianeta perfettamente ricostruiti, che andavano dall'angolo di giungla ricostruito all'ultimo piano, all'angolo del polo nordo o dell'Antartide, passando per fondali oceanici, barriere coralline e quant'altro. Certe cose mi hanno lasciato a bocca aperta, come vedermi sfilare davanti, a pochi centimetri esseri enormi come uno squalo balena di 12 metri o una manta gigante nera di 5 metri.
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Meraviglioso anche l'angolo dedicato agli organismi più piccoli del mare. Il tutto visibilissimo e fotografabile con facilità.
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Usciti dall'acquario al tramonto, ci siamo diretti verso la prospicente Ruota Panoramica di Osaka dove siamo saliti io e Aki per un romantico giro. E con questo, vi lascio. :)
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Foto 18
Da domani sarò a Takamatsu, sull'isola di Shikoku per due giorni. A presto!
Falco78
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venerdì, 28 dicembre 2007, ore 04:13
Scusate il lungo silenzio ma sono state delle feste natalizie piene di eventi e situazioni (che non mancherò di raccontare) e il tempo e la voglia di scrivere sono stati pari a zero.
Ci eravamo lasciati al racconto dell'ultima giornata del trittico Miyajima - Iwakuni - Hiroshima.
Bene, il 16 dicembre verso le 9 abbiamo lasciato l'hotel di Hiroshima e ci siamo diretti verso la cittadina di Kure dove avremmo visitato il museo della grandiosa quanto sfortunata corazzata Yamato. Giunti alla stazione di Kure abbiamo lasciato i bagagli nelle comode cassette a gettoni e ci siamo diretti verso il museo che si trovava a due passi da lì, nei pressi del porto.
All'arrivo su un'ampia piazzetta ci accoglievano un grosso sommergibile sula destra e di rimpetto l'entrata del museo.
Foto 1
Foto 2
All'entrata abbiamo fatto i biglietti e due simpatiche guide guide ci allungano dei piccoli depliant e rivolgendosi a me dicono in un inglese stentato: Lei è americano? Eccole la versione inglese.
Personalmente a me cambiava poco ma è stata la centesima volta che straniero = americano. E porca paletta, non è che ci sono solo americani in questo mondo. Così stavolta ho osato puntualizzare rispondendo in giapponese: La ringrazio, tuttavia sono italiano e sfortunatamente non godo di grosse simpatie per gli americani. La tipa si è scusata. Ecco, magari la prossima volta che becca uno straniero saprà che esiste anche l'Europa. Akiko e le amiche si sono cappottate dalle risate.
All'arrivo nella sala centrale ci ha accolto un modello in scala 1:10 davvero enorme quanto straordinario che mi ha lasciato ammirato per la bellezza.
Foto 3
All'interno foto e video erano vietati ma il sottoscritto, da buon italiano facendo lo gnorri, si è fotografato un po' tutto. E in effetti visto che i controlli erano zero (si suppone che un giapponese non trasgredisca quindi non servono) anche altri giovani nipponici seguendo il mio buon esempio, prima timidi poi felici, hanno tirato fuori le macchine fotografiche.
Non vi allego le decine di foto dei modelli di tutte le navi nipponiche ovviamente. C'è solo da dire che in tutto questo museo le uniche unità straniere citate con rispetto e con apposite vetrine sono state quelle italiane (non so perché!) e a questo proposito vi allego una foto sul meraviglioso "Lombardia" della celebre compagnia Rubattino. Erano anche presenti la Vittorio Veneto e la Vespucci.
Foto 4
Relativamente alla storia della Yamato siamo poi entrati nelle sale dedicate alle sue caratteristiche tecniche e devo dire che erano impressionanti seppur il progetto soffrisse di limiti di mobilità e praticità evidenti. Lì vicino una sala di audiovisivi che riassumeva le vicende di quella guerra folle e devo confessarvi che vedere le immagni delle atomiche e di quello che ne conseguì ha ribadito per l'ennesima volta che la guerra è sempre una follia completa. Oltre a questo mi sono sentito anche un po' a disagio perché ero l'unico non giapponese in mezzo a diverse decine di nipponici e francamente per qualche istante avrei voluto scritto in fronte "non sono americano". Cioè alla fine saremo una nazione ridicola per mille cose, avremo anche noi le nostre belle e sciagurate imprese, saremo dei mangiapasta e tutto quello che vi pare ma forse è meglio non sentirsi addosso certe responsabilità storiche davvero laceranti.
A questo proposito non capisco come poi gran parte dei giapponesi nutra per gli americani un enorme rispetto e pure ammirazione al punto che proprio a due passi da quel "capolavoro" che è stato Hiroshima si è impiantata una delle basi americane più grandi del mondo.
Akiko mi ha spiegato che questa simpatia non è poi così tanta simpatia e che il discorso è legato sia a questioni economiche (vedi rinascita commerciale ed economica del dopoguerra) sia a fattori di difesa (gli USA in fondo gli parano le ciapet con Corea del Nord e Cina e forse pure la Russia che rompe non poco). Cmq sono discorsi complicati che probabilmente non capisco bene.
Usciti dalle sale della Yamato siamo entrati in quelle dell'aviazione e ho potuto riprendere uno di quegli aerei usati dai kamikaze durante la guerra. A questo proposito in molte sale erano musealizzate tante lettere e tanti fogli di addio. Probabilmente poche volte nella storia così tanta gente fu cosciente di quella che sarebbe stata la loro fine: i piloti dell'aviazione sapevano, i marinai della Yamato, del Musashi e delle altre navi anche. Ognuno sapeva che non si combatteva per tornare, ognuno ha scritto l'addio. Davvero una logica tristissima e per molti versi inconcepibile.
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Nei rimanenti piani una sala per bambini e ragazzi dedicata alla scienza nautica e una all'animazione che ha preso spunto dalla Yamato. E qui non poteva mancare Leiji Matsumoto, il padre di Starblazers, Capitan Harlock, Galaxy 999. Proprio Starblazer (Sigla originale - Sigla italiana) era ispirato a questa nave sfortunata, ma anche in molte altre serie i riferimenti sono stati notevoli.
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A chiusura di questa visita non mi sento di esprimere giudizi anche perché su certe cose le sensazioni e i pensieri sono tanti e pobabilmente opinabili. Di certo non capisco come si possano spendere così tante risorse, mezzi, intelligenze e purtroppo anche vite in quella che sempre è stata e sarà una follia. Ma so che moti diranno che certe cose sono allo stato attuale inevitabili, sicchè...
Ah, segnalo in chiusura l'esistenza di un bel film, finalmente non americano, per gli appassionati del cinema bellico: Otoko tachi no Yamato (Noi, uomini della Yamato). Personalmente l'ho scaricato anche se non l'ho visto. E' molto nuovo, del 2005, dicono sia fatto bene.
Il ritorno è stato simpatico: siamo saliti su un treno speciale che viaggiava solo sulla linea costiera. Molto elegante negli interni, in legno, con finestrini ad oblò, sedili in pelle rotondi tipo bar, ecc
Seppur lento, per tutto il ritorno abbiamo goduto di bei paesaggi.
Foto 9
Foto 10
Rincasati a tarda sera, notte freddissima, il meritato riposo.
E con questo si chiude anche questa pagina. La prossima volta scriverò del viaggio agli Universal Studios Japan.
Un saluto alla mia bella famiglia e a chi mi vuole bene.
Parentesi sul Natale in Giappone.
Ebbene sì, ho preparato con calma una piccola parentesi sul Natale in Giappone, visto con gli occhi di un non giapponese come me. Posso subito dire che il Natale qui è quantomeno paradossale: a fronte di un 3-4% di cristiani reali il Giappone appare, per l'entusiasmo ed i mezzi profusi a festeggiare la principale festività cristiana, più cristiano dell'Italia.
Sarà che provengo da realtà semplici ma mai visti alberi di Natale così monumentali, negozi e strade così illuminate a festa. E non parlo solo di strutture pubbliche ma anche di case private che per l'esagerazione degli addobbi e delle luci virano sul ridicolo.
Ma ad una analisi più attenta tutto ciò è solo un gioco estetico, un esercizio di abitudine e di piacere fine a se stesso. Il Natale, svuotato del suo significato originario, diviene così un momento in cui aumentare le vendite, come di ritrovarsi con il fidanzato tra i tavoli di un buon ristorante o a mangiare una torta di natale a casa.
A questo proposito vorrei estendere il discorso anche alle chiese: il Giappone è pieno di chiese, farlocche s'intende, in cui si celebrano matrimoni, farlocchi anch'essi, celebrati da preti che preti non sono. Il tutto perché la cerimonia è bella.
I cristiani veri invece chiese non ne hanno o se le hano sono piccole e non molto belle.
Anche scuole, licei e università sono in buona parte cattolici e anzi sono il top in fatto di istruzione.
Di fatto anche chiedere a un giapponese se crede in qualcosa è il modo migliore per metterlo a disagio: spesso non sa rispondere. Magari qualcuno dirà che è buddista ma non sa molto, altri che c'è qualcosa ma non si sono mai interessati. In compenso molti temono spiriti e fantasmi.
L'impressione alla fine è che tanti giapponesi non hanno una fede non tanto per razionalità ma perché è forse troppo complesso occuparsene e magari impegnativo approfondire.
Detto questo, è stato un buon Natale. Per quanto riguarda me, a messa ci sono andato.
Falco78
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